Malaparte, sessant’anni dopo

Malaparte1-1

Malaparte con il cane Febo

Proprio oggi, 19 luglio 2017, ricorre il sessantesimo anniversario della morte di Curzio Malaparte: poliedrico, discusso, amato e odiato protagonista dell’Italia letteraria (e non solo) del Novecento. Benedetto italiano e maledetto toscano, dimenticato per lungo tempo: fascista, comunista, ateo, cattolico, non c’è etichetta che non gli sia stata affibbiata; opportunista, affabulatore, seduttore di dame ma anche di lettori di tutto il mondo, che hanno apprezzato opere come La Pelle e Kaputt.

In Italia, invece, Curzio Malaparte è tornato agli “onori” della cronaca recentemente, grazie alla coppia di scrittori Rita Monaldi e Francesco Sorti, che hanno eletto il vulcanico pratese protagonista del loro ultimo libro del 2016, candidato al premio Strega, Malaparte. Morte come me. , ispiratore anche della proposta (non accettata) di conferire a Malaparte,  candidato – a sua insaputa – nel 1950 con La Pelle, uno premio Strega in memoriam; chissà come l’avrebbe presa il maledetto toscano, che al giallo liquore beneventano dichiarava di preferire lo champagne?

index

Tornando al romanzo di Monaldi & Sorti, si tratta di un delizioso “giallo” ricco di citazioni che il lettore malapartiano si divertirà a individuare, rimandi, riferimenti a figure realmente esistite e tocchi di finzione letteraria. Curzio, il protagonista, si trova, ricoverato in fin di vita, costretto a scrivere il suo ultimo romanzo, commissionato dall’ineffabile Signora in nero, che per l’occasione si presenta nelle sembianze dell’algida Mona Williams; inizia così un lungo flash back, ambientato a Capri nel 1939.

0a94c36e9bed7e707297e6b4b863d269--capri-

Malaparte a Capri

Tra ricevimenti eleganti, orchestrine jazz, attori americani, ufficiali nazisti, eccentrici miliardari e personaggi folcloristici, si muove con classe e arguzia Malaparte, dandy e provocatore; ma l’inattesa accusa dell’omicidio di una giovane e talentuosa poetessa inglese, Pamela Reynolds, lo costringerà a nascondersi, nei dintorni del cantiere della sua futura “Casa come me”, e condurre una complessa indagine, con la collaborazione dell’inseparabile cane Febo, in cui sono coinvolti importanti personaggi italiani e stranieri.

F__Sean_Munson

Casa Malaparte, punta Massullo, Capri

Una lettura che può essere apprezzata su più livelli; la trama gialla, i riferimenti storici e di costume, e, soprattutto, l’abilità mimetica con cui gli autori sono riusciti ad assorbire lo stile e il fraseggio, rendendo alcuni passaggi così malapartiani da sembrare scritti  da Malaparte stesso. Malaparte come loro? Di sicuro questo romanzo è anche un invito, per chi non lo conoscesse. a riscoprire le opere del “maledetto toscano”.

(Per chi volesse saperne di più su Malaparte e la sua “schiava” Biancamaria, “schiava” di Malaparte)

 

 

 

Pubblicato in letture | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Tradizione e viticoltura dal XVI secolo: la Cantina del Glicine di Neive

A Neive (CN), grazioso paese langarolo, uno dei Borghi più belli d’Italia, circondato da vigneti di uve dolcetto, barbera e nebbiolo (siamo nella zona di produzione del celebre Barbaresco), tra mattoni rossi e verdi arbusti rampicanti, si nasconde una cantina del… 1582!

IMG_0327

Utilizzata  all’epoca dalla nobile famiglia Dal Pozzo della Cisterna, è un’attestazione di quanto antico e profondo sia il legame tra queste colline, recentemente riconosciute patrimonio Unesco, e l’arte della vinificazione.

IMG_0326

Con arcate caratterizzate dalla disposizione dei mattoni “a spina di pesce”, la suggestiva cantina, che ricorda incisioni seicentesche e racconti gotici, scende per oltre 9 metri sotto il livello del suolo: si conservano nelle nicchie barriques e botti, dove sostano i vini in evoluzione.

IMG_0324

Attualmente l’antica cantina, testimonianza del Barocco piemontese, appartiene a una piccola azienda, la Cantina del Glicine, che produce Arneis, Moscato d’Asti, Dolcetto d’Alba, Nebbiolo d’Alba, Barbera d’Alba e, ovviamente, Barbaresco.

IMG_0329

IMG_0328

Ai visitatori, giunti nel negozio dopo il percorso sotterraneo, ricco di simpatici ninnoli, statuette e immagini ritraenti gatti e gufi, , viene offerta in degustazione una selezione dei vini dell’azienda, accompagnata da nocciole delle Langhe e formaggi: da segnalare, oltre ai Barbaresco cru Currà e Marcorino, l’interessante Barbera d’Alba, nelle versioni classica e barricata, prodotta secondo l’usanza tradizionale (permessa dal disciplinare) con 90% di uve barbera e 10% di nebbiolo, che rende il vino più profumato e morbido: una rarità, dato che questo stile di produzione viene utilizzato ormai da pochissimi.

 

 

 

Pubblicato in (di)vagando, forchetta e bicchiere, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Manet e la Parigi fin de siècle

manet-02

Ritratto di Zola, Manet

Prosegue fino al 2 luglio la mostra di Palazzo Reale dedicata a Édouard Manet e alla Parigi del tardo Ottocento: oltre ad alcune opere del celeberrimo pittore francese, provenienti dalla collezione del Museo d’Orsay, sarà possibile ammirare numerose opere di artisti coevi, come Cézanne, Renoir, Degas, Boldini, Tissot e Berthe Morisot: completano l’esposizione disegni e acquerelli di Manet e di altri pittori.

Il percorso espositivo si apre con una sala dedicata alla cerchia artistica con cui Manet (1832- 1883) ebbe contatti: tra questi, Baudelaire, Zola e la pittrice Berthe Morisot, sua modella e in seguito cognata. Segue una sezione che evidenzia i cambiamenti radicali e la modernizzazione della città di Parigi; con nuove costruzioni e fermento culturale, la capitale francese diventa meta di artisti e intellettuali provenienti da tutta l’Europa.

manet-08

Cameriera della birreria, Manet

Tra caffè e brasserie, teatri d’opera e balletto si svolge la frizzante vita parigina, sia per i ceti abbienti che per quelli più popolari: Manet ritrae scene in questi ambienti, luoghi d’incontro del demi monde, focalizzandosi spesso sui singoli personaggi, come la Cameriera della birreria. Spiccano anche Il Ballo di Tissot, Scena di festa di Boldini e Una serata di Béraud, dalla atmosfere proustiane.

boldini scena di festa alle folies bergere

Scena di festa, Boldini

james_jacques_joseph_tissot_014_il_ballo

Il ballo, Tissot

La Senna, che bagna Parigi, e le sue rive, vengono spesso rappresentate dai pittori: numerose sono le scene di scampagnate campestri, ispirate dal famoso Déjeuner sur l’herbe dello stesso Manet, dipinte da Cézanne, Monet e altri.

Edouard_Manet chiaro di luna sul porto di boulogne

Chiaro di luna sul porto di Boulogne, Manet

Manet subisce anche il fascino delle vedute marine, forse per le sue esperienze come mozzo: emblematico è Il chiaro di luna sul porto di Boulogne.

manet-07

Ramo di peonie bianche, Manet

Anche i critici più severi concordavano che il pittore eccellesse nel ritrarre soggetti inanimati: le peonie, fiore preferito di Manet, sono ritratte accanto a delle cesoie per rendere l’ineffabile caducità del momento (Ramo di peonie bianche).

manet-06

Angelina, Manet

L’esposizione prosegue con una sezione dedicata alla Spagna: affascinato dai quadri di Velàzquez esposti al Louvre e influenzato dall’ispanismo allora in voga, Manet ritrae soggetti come la ballerina Lola di Valencia, Angelina e Il pifferaio, rifiutato dal Salon per la stesura dei colori e la mancanza di prospettiva, che lo accomunano quasi a una carta da gioco.

RMN211921

Il pifferaio, Manet

Non mancano omaggi all’universo femminile, come il Balcone, dove le figure in bianco spiccano e contrastano con il verde delle persiane e della ringhiera, che lasciò perplessi pubblico e critica del Salon anche per la mancanza di un soggetto vero e proprio, e il magnetico Berthe Morisot con un mazzo di violette, in nero.

manet-09

Il balcone, Manet

manet-10

Berthe Morisot con un mazzo di violette, Manet

Affianco, alcune opere di Tissot (Due sorelle), Stevens e Renoir, che cattura il fascino misterioso delle donne con veletta (Madame Darras, Giovane donna con veletta).

2.-RENOIR-Madame-Darras

Madame Darras, Renoir

 

 (Pubblicato su Mondopressing)

Pubblicato in (di)vagando | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Daniele Ranzoni, scapigliato maudit

I più celebri dipinti di Daniele Ranzoni, uno dei principali esponenti della Scapigliatura pittorica, saranno in mostra fino al 24 giugno a Milano, presso le Gallerie Maspes di Via Manzoni.

01 - Daniele Ranzoni

Barboncino bianco, Daniele Ranzoni

Ranzoni, nato a Intra nel 1843, studiò a Brera e all’Accademia Albertina di Torino; venuto a contatto con alcuni esponenti della Scapigliatura milanese, tra cui il collega Tranquillo Cremona, contribuì al movimento artistico con le sue opere, principalmente ritratti, caratterizzate dalla pennellata morbida, vaporosa, in cui le figure sembrano emergere dallo sfondo grazie a delicate sfumature di colore.

09 - Daniele Ranzoni

Ritratto della Signora Pisani Dossi, Daniele Ranzoni

Nel percorso espositivo, curato da Annie-Paule Quinsac, sono visibili opere, tutte provenienti da collezioni private, che ben manifestano le peculiarità della sua arte; dai ritratti di alcune signore della borghesia (Ritratto della signora Vercesi) o legate al mondo della Scapigliatura (Ritratto della signora Pisani Dossi, moglie di Carlo Dossi) o di bambini, ai quadri realizzati durante il periodo trascorso in Inghilterra, tra il 1877 e il 1879 (Giovinetta inglese, In contemplazione, Barboncino bianco), dove Ranzoni cercò di imporsi, con scarsa fortuna, come pittore della ricca borghesia d’oltremanica.

04 - Daniele Ranzoni

In contemplazione, Daniele Ranzoni

03 - Daniele Ranzoni

Ritratto di giovinetta inglese, Daniele Ranzoni

Rientrato in Italia, oppresso da disturbi nervosi, ridusse in parte la sua produzione; una delle sue ultime opere fu il Ritratto della signora Antonietta di Saint- Léger, visibile nel percorso espositivo, in cui la colta e volitiva nobildonna sembra svelare un’anima vulnerabile, resa dalla pennellata scarna giocata su minime variazioni cromatiche.

07- Daniele Ranzoni

Ritratto della Signora Antonietta di Saint Léger, Daniele Ranzoni

Ranzoni morì nel 1889, in solitudine, a Intra, dopo aver trascorso alcuni periodi presso la residenza svizzera nelle isole di Brissago, ospite dei Saint Léger: il suo stile pittorico, rappresentativo degli ideali scapigliati, vicini al tardo Romanticismo nordeuropeo e bohémien, ben si esprime nella ritrattistica, dove riesce a far emergere l’indole dei soggetti con pennellate vaporose e minime sfumature di tono.

Pubblicato su mondo pressing

Pubblicato in (di)vagando | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il viaggio in Italia di Rubens

MOSTRA DI RUBENS A PALAZZO REALE A MILANO -La scoperta di Erittonio fanciullo

La scoperta di Erittonio fanciullo

Prosegue, fino al 26 febbraio presso Palazzo Reale, la mostra dedicata a Pietro Paolo Rubens e agli innegabili influssi che l’arte classica e rinascimentale italiana hanno avuto sulla sua opera.

La permanenza di Rubens in Italia durò solo otto anni, dal 1600 al 1608: il pittore, nato a Siegen, oggi in Germania, nel 1577, durante questo periodo ebbe modo di studiare e approfondire la sua conoscenza della scultura antica e dell’arte rinascimentale, specialmente artisti come Tintoretto e Correggio.

csm_45_-_rubens__vienna__1611-12_01_110f5a0f31

Ganimede e l’aquila

Il breve soggiorno nella Penisola lasciò un segno indelebile nelle opere successive del maestro fiammingo, ma influenzò anche gli artisti italiani che, come Pietro da Cortona, Bernini e Luca Giordano, furono affascinati dall’arte di Rubens, già vicina ai nuovi stilemi barocchi.

Il percorso espositivo perciò affianca opere del pittore fiammingo, esempi celebri di statuaria classica e quadri di alcuni artisti cinquecenteschi e barocchi che risentono chiaramente del suo influsso, in un interessante gioco di rimandi e ispirazioni.

la_adorazione_dei_pastori_rubens_fermo

L’adorazione dei pastori

La mostra, curata da Anna Lo Bianco e allestita da Corrado Anselmi, è articolata in quattro sezioni espositive: Il mondo di Rubens, dedicata alla personalità dell’artista; Santi come eroi, indicativa della nuova rappresentazione “secolarizzata” delle figure sacre, chiaramente ispirate all’antichità classica, come si può intuire confrontando, per esempio, la scultura detta il Torso del Belvedere, con il Compianto sul Cristo morto o con il Cristo risorto;  La furia del pennello, che ben descrive l’energia creativa e la vorticosa modalità di pittura di Rubens, segnalate già dai suoi biografi e riscontrabile in opere come Ganimede e l’aquila o il Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo; infine,  La forza del mito, dove l’ispirazione della mitologia classica convive con la ricerca di nuovi linguaggi, testimoniati dalle opere esposte di Bernini, Pietro da Cortona, Salvator Rosa e Luca Giordano.

800px-rubens_deposition

Compianto sul Cristo morto (Deposizione)

torso-bel

Torso del Belvedere

Ercole, figura particolarmente amata da Rubens per la sua capacità di affrontare le sfide, è presente in diverse opere, come Ercole uccide il drago nel giardino delle Esperidi; a far da modello l’Ercole Farnese, fonte di ispirazione anche per Guido Reni. Oltre al Leone di Nemea e Saturno, altri soggetti classici sono Romolo, fondatore di Roma (Romolo e Remo allattati dalla lupa) ed Erittonio, mitologico primo re di Atene dalle gambe serpentiformi, ne La scoperta di Erittonio fanciullo, simbolici fondatori della civiltà occidentale.

975-lupaz

Romolo e Remo allattati dalla lupa

luca-giordano-allegoria-della-pace-e-della-guerra-1680-olio-su-tela-genova-galleria-nazionale-di-palazzo-spinola

Luca Giordano, Allegoria della pace e della guerra

(Pubblicato su Mondopressing )

 

 

Pubblicato in (di)vagando | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Ospedali da incubo (da Buzzati a Tognazzi)

8484

Un inspiegabile, ossessivo fischio al naso tormenta la vita di Giuseppe Inzerna, un imprenditore del settore cartario; spinto dalla moglie e dalla figlia, un giorno in cui si trova a passare dalla clinica d’eccellenza Salus Bank, decide di fare un check-up generale: non può immaginare che sarà l’inizio di un vertiginoso e inesplicabile peggioramento…

Girato nel 1967, diretto e interpretato da Ugo Tognazzi, Il fischio al naso è ispirato al famoso racconto di Dino Buzzati Sette piani del 1937 e alla successiva pìece teatrale Un caso clinico, rappresentata nel 1953.

Cosa ne pensava Buzzati del film? In realtà vi assistette solamente come spettatore, come spiega Lorenzo Viganò nella biografia illustrata Album Buzzati. Resta il fatto che, pur ispirandosi chiaramente all’opera letteraria, il film si distacca notevolmente dall’atmosfera che la pervade.

un-amore-dino-buzzati

Dino Buzzati

A differenza del racconto buzzatiano, angosciosa discesa agli Inferi senza momenti di distensione,in un crescendo di inquietudine, il film di Tognazzi gioca più sui toni grotteschi, dipingendo l’alienazione della modernissima clinica super accessoriata, popolata da infermiere che sembrano pin-up e medici improponibili e parodistici: il primario con il volto quasi totalmente coperto da un enorme stetoscopio, l’avvenente dottoressa che sembra voler sedurre Inzerna, il bizzarro dottor Salamoia, interpretato da Marco Ferreri, da cui Tognazzi era già stato diretto in alcune celebri pellicole, come La donna scimmia.

 il dottor Salamoia in azione

fischio2

mediacritica_il_fischio_al_naso_2

 

Inzerna inizialmente, guarito dal fischio, si trova bene alla Salus Bank, le infermiere e i medici lo viziano, tanto da permettergli di portare in clinica anche l’amante; moglie e figlia sono contente di essersi liberate di lui, e anche il padre ne approfitta per stravolgere la conduzione della ditta con le sue idee strampalate. Presto però, a ogni passaggio di piano (nel film i malati più gravi salgono ai piani alti, nel racconto di Buzzati avveniva l’opposto), l’ansia cresce, fomentata dall’impassibile fermezza dei medici e dall’incomprensibile malattia che sembra peggiorare sempre più. Si entra sani e malati si diventa, di un male oscuro, inclassificabile, senza sintomi significativi, ma presente e annichilente. La salita porta il malato a dover progressivamente lasciare tutti i benefici di cui godeva nella vita reale (stanza singola, feste, lussi), per andare in stanze sempre più spoglie, condivise con gente sconosciuta.

E così, giunto ormai all’ultimo piano, dove vecchie suore hanno preso il posto delle giovani infermiere, mentre moglie e figlia discutono con i sanitari dell’eventualità di ibernarlo, Inzerna muore, solo, ucciso da un innocuo, insignificante fischio al naso….

 

ugo-nessuno-e-centomila

 

 

Pubblicato in la settima arte | Contrassegnato , , , | 2 commenti

In dialogo con l’arte: Anna Crespi racconta i protagonisti della cultura contemporanea

copertina crespi

Anna Crespi, fondatrice dell’associazione meneghina Amici della Scala, instancabile promotrice e curatrice di progetti e incontri volti ad avvicinare il grande pubblico al mondo scaligero, ha intervistato alcuni protagonisti dell’arte e della cultura, nel tentativo di avvicinarsi, con garbo e delicatezza, alla loro anima.

Oriella Dorella, Giulio Giorello, Daniele Gatti, Arnaldo Pomodoro, Quirino Principe, Gillo Dorfles, Maurizio Nichetti, Claudio Magris, Ferruccio Soleri e Umberto Veronesi sono solo alcune delle personalità con cui l’autrice cerca di entrare in contatto, rivelandone l’unicità e l’autenticità al lettore.

In un’epoca dominata dalla comunicazione innaturalmente rapida e dalla superficialità si cerca di recuperare l’importanza del dialogo: come dichiara la stessa autrice, le sue interviste nascono “perché mi piace entrare nell’animo altrui”.

Le domande sorgono spontanee, seguono le suggestioni e l’ispirazione, traggono spunto dalle risposte, senza una sequenza prestabilita: scrittori, filosofi, personalità del mondo dell’imprenditoria, attori, musicisti, ognuno in modo diverso, chi lasciandosi andare, chi mantenendo maggior riserbo, svelano la propria interiorità all’intervistatrice.

A volte è inevitabile soffermarsi sull’attualità e sui grandi temi del momento; in altre occasioni le parole dell’interlocutore aprono la strada a riflessioni più intime e personali, a ricordi d’infanzia, a momenti di vita privata. Emerge così un profilo diverso del personaggio intervistato, in cui hanno più spazio le emozioni vissute che i risultati professionali.

images

Anna Crespi con Claudio Abbado (dal sito Amici della Scala)

Anna Crespi domandando racconta di sé, ma senza mai sovrapporsi alla voce del protagonista: durante il dialogo “Dimentico me stessa. “ dichiara l’autrice:”Divento la persona che sto intervistando ed entro a far parte della sua vita.”

Molti dei personaggi scelti hanno un rapporto personale con l’autrice, altri provengono dal mondo della musica, di cui Anna Crespi si occupa da anni; altri invece sembrerebbero, per formazione e occupazione, più distanti, ma vi è comunque un tentativo di avvicinarsi, con curiosità e affabilità, di creare punti di contatto.

Chiude la raccolta, una curiosa ed estemporanea intervista “a tre”, che coinvolge Umberto Eco e il compositore Alexander Raskatov.

Anna Crespi, Esercizi di conversazione, Ponte alle Grazie, 2016

Pubblicato su Mondopressing

Pubblicato in letture, Uncategorized | Contrassegnato , | Lascia un commento

La foresta incantata del Simbolismo

Noi vogliamo, per quel fuoco che ci arde nel cervello, tuffarci nell’abisso, Inferno o Cielo, non importa. Giù nell’Ignoto per trovarvi del nuovo. (da Il viaggio, C. Baudelaire)

CMYK workspace ISO 12647-v2

Knhopff, Caresses

Prosegue fino al 5 giugno presso Palazzo Reale la mostra Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle époque fino alla Grande Guerra, dedicata alla produzione artistica a cavallo tra Ottocento e Novecento. Oltre a celebri icone del movimento, come Carezze di Khnopff e L’isola dei morti di Böcklin, è possibile ammirare dipinti e opere grafiche, anche di artisti italiani, meno noti al grande pubblico.

L’esposizione inizia con una sezione dedicata a Charles Baudelaire, che pubblicò nel 1857 lo scandaloso Les fleurs du mal, fonte inesauribile di suggestioni e influssi che avranno sviluppo in tutte le arti di fine Ottocento: la natura come “foresta di simboli” troverà la propria rappresentazione nella multiforme produzione di artisti diversissimi per provenienza, gusto e stile.

Sez1_Nadar_CharlesBaudelaire.jpg

Baudelaire fotografato da Nadar

L’arte simbolista, tra spunti romantici e anticipazioni decò, immagini irreali e misteriosi rimandi, annovera tra i suoi esponenti i già citati Böcklin e Khnopff e altri artisti come Moureau, che si ispira ai miti classici, Von Stuck, di cui viene esposto il famoso Il peccato, Puvis de Chavannes, Gerhard, e Rops, autore del beffardo Pornokratés. Sono esposte anche alcune opere della corrente Nabis, guidata da Sérusier.

Sez6a_Félicien_Pornokratès

Rops, Pronokratès

Sez12_VonStuck_IlPeccato

Von Stuck, Il Peccato

Di notevole interesse le opere grafiche di Odilon Redon, che illustrò anche i Racconti di Edgar Allan Poe, e Max Klinger, autore di un bizzarro ciclo di disegni dedicato al ritrovamento del guanto della donna amata (Parafrasi sul ritrovamento di un guanto).

Sez6c_Redon_IoVidi

Redon, Io vidi

Sez6b_Klinger_Rapimento

Klinger, Rapimento

Ampio spazio è dedicato al Simbolismo italiano, che ebbe una vetrina internazionale durante la Biennale del 1907: da Segantini, che anche nella produzione simbolista mantiene le ambientazioni alpestri (L’Amore alla fonte della vita), alle opere di Previati, già esponente del Divisionismo, passando per Nomellini, Kienerk (il trittico L’Enigma umano), Marussig e le sculture di Bistolfi.

Sez5_Previati_IlGiornoSvegliaLaNotte

Previati, Il Giorno sveglia la Notte

Sez15_Kienerk_IlSilenzio(1)

Kienerk, Il silenzio

Numerose le opere esposte di Giulio Aristide Sartorio, dall’imponente fregio Il poema della vita umana alla Sirena, ammirata anche da Pirandello, passando per il polittico di tema biblico Le vergini savie e le vergini stolte, regalo di nozze per il conte Gegè Primoli, dove appare, ritratta in fondo alle vergini stolte, anche la moglie di d’Annunzio, Maria Harduin di Gallese; altre stanze sono dedicate anche al decorativismo di Galileo Chini, all’orientalismo bizantino di Vittorio Zecchin, alle illustrazione d’ispirazione letteraria e nordica di Alberto Martini, raffinato dandy, amico ed estimatore della sulfurea marchesa Casati.

Sez16_Sartorio_LeTenebre

Sartorio, Le Tenebre (da Il poema della vita umana)

The wise virgins and the foolish virgins, 1890-1891, by Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), triptych, oil on canvas, 188x205 cm. (Photo by DeAgostini/Getty Images)

Sartorio, Le vergini savie e le vergini stolte

Sez17_Chini_LaPrimaveraclassica

Chini, La primavera classica

Sez19_Zecchin_CorteoDellePrincipesse

Zecchin, Corteo delle principesse

Sez18_Martini_Notturno

Martini, Notturno (La parabola dei celibi)

Durante il percorso espositivo vengono evidenziate anche alcune delle tematiche ricorrenti nella pur multiforme arte simbolista; i miti rivisitati di Orfeo e Medusa (Bonazza, Cutois, Moureau), il demoniaco, la donna infida incantatrice, seducente e serpentina (Il peccato, Von Stuck, Cleopatra, Previati), l’acqua purificatrice e le sue creature (Tritone e Nereide di Klinger, Sirena di Sartorio), la notte e l’oscurità, oltre all’importanza delle suggestioni musicali, Wagner e Parsifal in primis,ma anche Chopin e Beethoven, nell’immaginario dell’arte figurativa.

Sez11_Sartorio_Sirena

Sartorio, Sirena

Orpheus, 1893 (oil on canvas)

Delville, Orfeo morto

3c5c57aabc63ab3aa667fb87773a2ab5

Podkowinski, La marcia funebre di Chopin

Pubblicato in (di)vagando, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Alfons Mucha, suggestioni Art Nouveau

054_foto_0015_barvy.indd

Zodiaque

Oltre 100 opere del celebre artista ceco, uno dei nomi di spicco nel panorama dell’Art Nouveau, si potranno ammirare ancora per un mese a Milano, presso Palazzo Reale.

La mostra, in corso fino al 20 marzo e organizzata dal Comune di Milano e dal Gruppo 24 ore, raccoglie pannelli decorativi, affiches, poster e réclame, realizzati dall’artista a cavallo tra Ottocento e Novecento, provenienti per lo più dalla Richard Fuxa Foundation.

A completare l’esposizione, vasi, suppellettili e arredamenti creati da manifatture di tutta Europa, per restituire le atmosfere e le suggestioni del decorativismo dell’epoca.

070c_foto_0168_barvy.indd

La Danza

Alfons Mucha (1860-1939), nato in Moravia, visse a Vienna e a Parigi, dove divenne l’interprete delle raffinate atmosfere fin de siècle, decorando, con il suo stile inconfondibile, anche i famosi manifesti teatrali per gli spettacoli dell’attrice Sarah Bernhardt. La Bernhardt apprezzò talmente lo stile di Mucha da proporgli un contratto di 6 anni: esempi celebri sono le litografie per La Dame aux camelias, Lorenzaccio e Medée.

007_foto_0409_barvy_V2.indd

Medée

Figure femminili sinuose, quasi sempre in delicate vesti neoclassiche, contornate da elementi floreali e pattern geometrici, a volte presenza di richiami bizantini, con una linea definita, come cornice, a racchiudere l’immagine: lo stesso stile fu utilizzato da Mucha anche per realizzare poster pubblicitari di vario tipo: il prodotto proposto, che sia champagne o polvere al cacao, birra o sigarette, passa in secondo piano; protagoniste sono quasi sempre le aggraziate fanciulle, tramutatesi anch’esse in elemento decorativo.

048_foto_0094_barvy.indd

Sigarette Job

026_foto_0383_barvy.indd

Champagne Ruinart

055_foto_0016_barvy.indd

Tra le opere più interessanti, i cicli di stampe dedicati alle Arti, alle Stagioni, alle Pietre Preziose, ai Fiori: gli elementi ricorrenti dell’arte di Mucha sono affiancati in deliziosi accostamenti, e spesso si può cogliere anche un’influsso del japonisme allora (e anche adesso) così in voga; le stampe giapponesi suggestionano anche ceramisti (Galieo Chini) e vetrai (le vetrerie Daum), così come l’utilizzo del mondo animale come bizzarro e insolito elemento decorativo. Nel percorso espositivo si possono ammirare vasi in bronzo con pipistrelli, svuotatasche con pesci o gufi, vasi decorati con carpe cinesi…

076a_foto_0486_barvy.indd

Amethyste

076c_oto_0472_barvy.indd

Emeraude

076b_foto_0473_barvy.indd

Topaze

076d_foto_0482_barvy.indd

Rubis

Gli elementi naturali trionfano in tutta l’Art Nouveau: nelle litografie di Mucha ogni fiore, ogni pietra preziosa, diventa protagonista di una composizione che cerca di coglierne la personalità, attraverso raffinate suggestioni e pregiati accostamenti cromatici.

20_Chini_Cache-pot

Galileo Chini, Vaso con pesce

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Galileo Chini, Vaso con Fiori

23_AlmaricWalter_Vuotatasche

Walter Almaric, Svuotatasche con pesci

Pubblicato in (di)vagando | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

De Nittis, Boldini e Zandomeneghi nella Parigi della Belle Époque

In corso fino al 21 febbraio 2016 presso GAM Manzoni di Milano, la mostra dedicata alla Belle Époque raccoglie una selezione di 35 opere di artisti italiani attivi in Francia tra Ottocento e Novecento, anche mai esposte in precedenza, come Dans le blé di De Nittis, provenienti da alcune collezioni private.

06 – Giuseppe De Nittis

Dans le blé

Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis e Federico Zandomeneghi, originari di diverse zone e con diversi percorsi artistici, si trovarono a lavorare nel centro artistico fin de siècle, la Parigi del Salon des Refusés.

Apprezzati dalla società parigina e dal celebre mercante d’arte Paul Durand Ruel, sostenitore degli Impressionisti, i tre artisti italiani ritrassero, con i loro diversi stili, istanti, luoghi e personaggi, cogliendo e catturando la frizzante atmosfera dell’epoca, il mondo sfavillante e mondano ma anche la quotidianità delle passeggiate nel verde del Bois du Boulogne.

Di De Nittis, oltre al già citato Dans le blè, si possono ammirare Kimono color arancio, testimonianza degli esotismi orientali di moda in quel periodo, Au jardin e Passeggiata con i cagnolini, saggio dell’abilità del pittore di cogliere con raffinatezza le sfumature cromatiche della luce naturale.

_MG_1539

Passeggiata con i cagnolini

03 - Giuseppe De Nittis

Kimono color arancio

Boldini, grande ritrattista di dame e signore dell’alta società, recentemente protagonista di un’altra esposizione presso GAM Manzoni), con le sue pennellate vibranti e dinamiche ritrae la contessa de Rasty ne La lettera mattutina; Testa bruna e Nudo di donna con le calze nere, insieme alle altre opere esposte, evidenziano l’evoluzione dello stile boldiniano, che negli ultimi anni tende quasi all’astrazione.

25645-Boldini_-_Lettera_mattutina_1884_circa

Lettera mattutina

07 – Giovanni Boldini

Testa bruna

Nelle opere esposte di Federico Zandomeneghi, tra gli artisti esposti quello che ebbe maggiori legami e contatti con l’Impressionismo francese, emerge l’influsso di artisti come Renoir e Cézanne; tra gli interessanti ritratti si notano gli eleganti Visita in camerino,Psyche e Entre amies.

18 - Zandomeneghi F. - Visita in camerino, olio su tela 53 x 34 cm

Visita in camerino

09 - Federico Zandomeneghi

Bambina con fiori

Completano l’esposizione alcune opere di Mancini, Tofano e Corcos, anch’essi attivi nella Parigi della Belle Époque.

La mostra è stata curata da Francesco Luigi Maspes e Enzo Savoia; per dettagli e informazioni www.gammanzoni.com

info@gammanzoni.com

Pubblicato in (di)vagando, Uncategorized | Contrassegnato , , , , | 3 commenti