Malaparte, sessant’anni dopo

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Malaparte con il cane Febo

Proprio oggi, 19 luglio 2017, ricorre il sessantesimo anniversario della morte di Curzio Malaparte: poliedrico, discusso, amato e odiato protagonista dell’Italia letteraria (e non solo) del Novecento. Benedetto italiano e maledetto toscano, dimenticato per lungo tempo: fascista, comunista, ateo, cattolico, non c’è etichetta che non gli sia stata affibbiata; opportunista, affabulatore, seduttore di dame ma anche di lettori di tutto il mondo, che hanno apprezzato opere come La Pelle e Kaputt.

In Italia, invece, Curzio Malaparte è tornato agli “onori” della cronaca recentemente, grazie alla coppia di scrittori Rita Monaldi e Francesco Sorti, che hanno eletto il vulcanico pratese protagonista del loro ultimo libro del 2016, candidato al premio Strega, Malaparte. Morte come me. , ispiratore anche della proposta (non accettata) di conferire a Malaparte,  candidato – a sua insaputa – nel 1950 con La Pelle, uno premio Strega in memoriam; chissà come l’avrebbe presa il maledetto toscano, che al giallo liquore beneventano dichiarava di preferire lo champagne?

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Tornando al romanzo di Monaldi & Sorti, si tratta di un delizioso “giallo” ricco di citazioni che il lettore malapartiano si divertirà a individuare, rimandi, riferimenti a figure realmente esistite e tocchi di finzione letteraria. Curzio, il protagonista, si trova, ricoverato in fin di vita, costretto a scrivere il suo ultimo romanzo, commissionato dall’ineffabile Signora in nero, che per l’occasione si presenta nelle sembianze dell’algida Mona Williams; inizia così un lungo flash back, ambientato a Capri nel 1939.

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Malaparte a Capri

Tra ricevimenti eleganti, orchestrine jazz, attori americani, ufficiali nazisti, eccentrici miliardari e personaggi folcloristici, si muove con classe e arguzia Malaparte, dandy e provocatore; ma l’inattesa accusa dell’omicidio di una giovane e talentuosa poetessa inglese, Pamela Reynolds, lo costringerà a nascondersi, nei dintorni del cantiere della sua futura “Casa come me”, e condurre una complessa indagine, con la collaborazione dell’inseparabile cane Febo, in cui sono coinvolti importanti personaggi italiani e stranieri.

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Casa Malaparte, punta Massullo, Capri

Una lettura che può essere apprezzata su più livelli; la trama gialla, i riferimenti storici e di costume, e, soprattutto, l’abilità mimetica con cui gli autori sono riusciti ad assorbire lo stile e il fraseggio, rendendo alcuni passaggi così malapartiani da sembrare scritti  da Malaparte stesso. Malaparte come loro? Di sicuro questo romanzo è anche un invito, per chi non lo conoscesse. a riscoprire le opere del “maledetto toscano”.

(Per chi volesse saperne di più su Malaparte e la sua “schiava” Biancamaria, “schiava” di Malaparte)

 

 

 

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