La foresta incantata del Simbolismo

Noi vogliamo, per quel fuoco che ci arde nel cervello, tuffarci nell’abisso, Inferno o Cielo, non importa. Giù nell’Ignoto per trovarvi del nuovo. (da Il viaggio, C. Baudelaire)

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Knhopff, Caresses

Prosegue fino al 5 giugno presso Palazzo Reale la mostra Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle époque fino alla Grande Guerra, dedicata alla produzione artistica a cavallo tra Ottocento e Novecento. Oltre a celebri icone del movimento, come Carezze di Khnopff e L’isola dei morti di Böcklin, è possibile ammirare dipinti e opere grafiche, anche di artisti italiani, meno noti al grande pubblico.

L’esposizione inizia con una sezione dedicata a Charles Baudelaire, che pubblicò nel 1857 lo scandaloso Les fleurs du mal, fonte inesauribile di suggestioni e influssi che avranno sviluppo in tutte le arti di fine Ottocento: la natura come “foresta di simboli” troverà la propria rappresentazione nella multiforme produzione di artisti diversissimi per provenienza, gusto e stile.

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Baudelaire fotografato da Nadar

L’arte simbolista, tra spunti romantici e anticipazioni decò, immagini irreali e misteriosi rimandi, annovera tra i suoi esponenti i già citati Böcklin e Khnopff e altri artisti come Moureau, che si ispira ai miti classici, Von Stuck, di cui viene esposto il famoso Il peccato, Puvis de Chavannes, Gerhard, e Rops, autore del beffardo Pornokratés. Sono esposte anche alcune opere della corrente Nabis, guidata da Sérusier.

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Rops, Pronokratès

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Von Stuck, Il Peccato

Di notevole interesse le opere grafiche di Odilon Redon, che illustrò anche i Racconti di Edgar Allan Poe, e Max Klinger, autore di un bizzarro ciclo di disegni dedicato al ritrovamento del guanto della donna amata (Parafrasi sul ritrovamento di un guanto).

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Redon, Io vidi

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Klinger, Rapimento

Ampio spazio è dedicato al Simbolismo italiano, che ebbe una vetrina internazionale durante la Biennale del 1907: da Segantini, che anche nella produzione simbolista mantiene le ambientazioni alpestri (L’Amore alla fonte della vita), alle opere di Previati, già esponente del Divisionismo, passando per Nomellini, Kienerk (il trittico L’Enigma umano), Marussig e le sculture di Bistolfi.

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Previati, Il Giorno sveglia la Notte

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Kienerk, Il silenzio

Numerose le opere esposte di Giulio Aristide Sartorio, dall’imponente fregio Il poema della vita umana alla Sirena, ammirata anche da Pirandello, passando per il polittico di tema biblico Le vergini savie e le vergini stolte, regalo di nozze per il conte Gegè Primoli, dove appare, ritratta in fondo alle vergini stolte, anche la moglie di d’Annunzio, Maria Harduin di Gallese; altre stanze sono dedicate anche al decorativismo di Galileo Chini, all’orientalismo bizantino di Vittorio Zecchin, alle illustrazione d’ispirazione letteraria e nordica di Alberto Martini, raffinato dandy, amico ed estimatore della sulfurea marchesa Casati.

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Sartorio, Le Tenebre (da Il poema della vita umana)

The wise virgins and the foolish virgins, 1890-1891, by Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), triptych, oil on canvas, 188x205 cm. (Photo by DeAgostini/Getty Images)

Sartorio, Le vergini savie e le vergini stolte

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Chini, La primavera classica

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Zecchin, Corteo delle principesse

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Martini, Notturno (La parabola dei celibi)

Durante il percorso espositivo vengono evidenziate anche alcune delle tematiche ricorrenti nella pur multiforme arte simbolista; i miti rivisitati di Orfeo e Medusa (Bonazza, Cutois, Moureau), il demoniaco, la donna infida incantatrice, seducente e serpentina (Il peccato, Von Stuck, Cleopatra, Previati), l’acqua purificatrice e le sue creature (Tritone e Nereide di Klinger, Sirena di Sartorio), la notte e l’oscurità, oltre all’importanza delle suggestioni musicali, Wagner e Parsifal in primis,ma anche Chopin e Beethoven, nell’immaginario dell’arte figurativa.

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Sartorio, Sirena

Orpheus, 1893 (oil on canvas)

Delville, Orfeo morto

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Podkowinski, La marcia funebre di Chopin

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