Avventura rosa d’Oltremare negli anni’40

Ho sempre provato un certo scetticismo verso la cosidetta “letteratura rosa”, sia per la mia indole tutt’altro che romantica, sia per il terrore di trovare in quei testi di facile consumo delle storie illeggibili, per trama e per linguaggio; però la curiosità molto spesso vince sul dubbio, e così mi sono lasciata sedurre dai languidi esotismi di Lorenza d’Oltremare, di Mura, datato 1942 (e trovato, ovviamente, in una cantina).

La scrittrice Mura

Il romanzo inizia con il matrimonio tra la timida Lorenza e l’innamoratissimo Paolo, ma la felicità degli sposi novelli appare già offuscata da presagi funesti: dopo poche ore infatti, Paolo muore per un incidente stradale, e la giovane vedova (ha solo vent’anni) si ritrova nella casa dei genitori, vittima di un violento shock nervoso. Fino a qui nulla di sorprendente: ma la candida Lorenza, durante la malattia, prende una decisione completamente folle, soprattutto considerando l’epoca: partire per il Sud America (il fiabesco Oltremare); unico riferimento laggiù sarà la “zia” Elena, lontana parente di Marco, un  suo amico d’infanzia (nonché deluso spasimante). Lorenza parte per l’avventura via nave, e  durante il lungo viaggio comincerà il rito iniziatico d’ingresso nel mondo “adulto”: la fanciulla dovrà destreggiarsi tra affascinanti stranieri che la insidiano ed i grandi e piccoli avvenimenti di bordo che affratellano passeggeri e membri dell’equipaggio. Giunta a Rio de Janeiro senza aver compromesso seriamente la sua virtù (soltanto un flirt innocente col tenebroso argentino Martin Aranga), Lorenza viene travolta dall’allegria carioca e dall’intraprendenza di zia Elena, brillante donna di mezz’età, non sposata (ricordiamoci che il libro fu pubblicato in epoca fascista!), econmicamente benestante grazie all’avviata sartoria all’europea. Zia Elena accoglie Lorenza come una figlia, la introduce nel mondo degli affari facendone un’ottima collaboratrice; la ragazza si fa travolgere dall’entusiasmo della nuova vita sudamericana, dimentica l’infelice matrimonio e s’innamora di Garcia, un misterioso medico brasiliano: molto cinematografica la scena in cui si descrive il loro incontro (con immancabile colpo di fulmine) a Rio durante i folleggiamenti deliranti del Carnevale, con tanto di esibizione canora di Carmen Miranda! Ma l’idilliaca relazione non è ben accolta dalla saggia zia, ed i due amanti dovranno scontrarsi anche con la dispotica madre di Garcia, con nuovi viaggi via nave di Lorenza, divenuta ormai un’intraprendente manager e con il ritorno di Marco, l’irriducibile corteggiatore…

Come prevedibile, l’equilibrio verrà ristabilito nel modo più “conservatore” possibile: d’altronde la morale dell’epoca esigeva che la figura femminile fosse anzitutto moglie e madre, che gli stranieri incarnassero necessariamente valori negativi mentre i personaggi italiani fossero portatori di oneste virtù. Nonostante ciò, il romanzo risulta indubbiamente scritto molto meglio di qualsiasi libro simile di oggi, la figura di Lorenza e la sua evoluzione ben delineate, e Mura riesce ad avvincere il lettore, soprattutto con le descrizioni delle traversate marine e gli scenari brasiliani (un po’ stereotipati, ma efficaci).

Mura in posa da diva

Ma chi era Mura, oggi quasi dimenticata se la paragoniamo alla contemporanea Liala? Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri (1892-1940), nata a Bologna da una famiglia borghese, iniziò la carriera a Milano come giornalista, spesso occupandosi delle rubriche di corrispondenza (come per Novella). I suoi romanzi, pur rientrando nel genere rosa, presentano spesso una vena trasgressiva, sensuale, anche se doverosamente mitigata con i “capisaldi” del matrimonio e della famiglia. Un suo libro del 1934, Sambadù, in cui si narra la scandalosa passione di un nero per un donna bianca, fu fatto addirittura sequestrare da Mussolini.  La morte di Mura fu romanzesca come i suoi scritti: era a bordo dell’aereo partito da Tripoli che precipitò nelle acque di Stromboli: il suo successo continuò con la pubblicazione di alcuni libri postumi, per poi lasciare spazio alla rivale Liala.

Sambadù, amore negro

Sambadù, amore negro

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