La storia vista con gli occhi di una “venturina”

A chi non è mai capitato di lasciarsi incuriosire da una bancarella di libri in una sagra di paese, con la speranza di trovare qualche rarità, oppure farsi tentare dalle piccole case editrici del territorio, che propongono scrittori semi sconosciuti e scenari locali?

Così ho scoperto Maria Tarditi, maestra in pensione classe 1928, autrice di romanzi e racconti tutti con ambientazione rigorosamente langarola: racconti di masche (le streghe locali), favole tramandate da generazioni di nonne, le quinte recitate davanti al camino la notte di Natale, ma anche figure indimenticabili come Gemma, la venturina dell’omonimo romanzo (edizioni Araba Fenice).

Siamo negli anni a cavallo tra le due guerre, in un piccolo paese di campagna delle Langhe: Gemma, venturina o, più brutalmente, figlia di NN, viene salvata dalla crudeltà della famiglia adottiva, interessata solo all’assegno post- adozione: l’uomo della provvidenza è Pietrino, un contadino benestante intenerito dalla sfortunata bambina. La piccola Gemma troverà nella famiglia della Torretta affetto e sostegno, una nonna saggia e affezionata, una madre un po’ snob ma in fondo generosa, e due fratelli, Menico e Nino. Da qui inizia il percorso di “formazione” della venturina, tra gli sberleffi di alcuni compagni di classe, l’amicizia con Lina, poco brillante negli studi e proveniente da una famiglia disagiata, le prime conquiste scolastiche, l’inizio di un timido riscatto sociale.  Ma l’avvento della guerra non tarderà a distruggere l’idillio: la famiglia della Torretta, così come tutti gli abitanti del paese, dovrà affrontare disagi, lutti e l’ansia delle sere passate ad ascoltare la radio, in attesa di notizie dai fronti che non arrivano mai.  Gemma nel frattempo studia a Mondovì:i suoi meriti scolastici hanno convinto la sua famiglia adottiva ad iscriverla alle scuole medie, con l’obiettivo di destinarla poi alle magistrali; a Mondovì c’è anche Nino, che studia da geometra: l’amicizia tra i due fratelli si consolida e si approfondisce, tra le prime confidenze adolescenziali e la scoperta del mondo. Ma Gemma, pur essendo ingenuamente convinta di essere una “venturina fortunata”, non sa che le sue origini disdicevoli di trovatella non sono state cancellate totalmente dalla sua adozione, e nella società chiusa e moralista dell’epoca ogni progetto di redenzione sarà destinato a fallire, rovinosamente e tragicamente.

Alla parabola dell’infelice venturina si affiancano tante piccole storie locali di masche, di leggende ed usanze ormai perdute: la vicenda è vissuta dal punto della protagonista, con stile vivace e a tratti parlato, ricco di interiezioni e commenti briosi, giudizi spassionati e osservazioni argute: piacevole lettura per chi ama le “storie delle nonna”, ma una nonna che gioca ad essere ancora la ragazzina di un tempo, con entusiasmo ed un fondo di nostalgia.

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