Sarti Antonio e l’assassino innocente



Chi s’interessa di gialli all’italiana non può non conoscere Sarti Antonio (proprio così, cognome e nome, come alle scuole elementari), questurino onesto, amante del buon caffè e vittima della colite, non particolarmente brillante ma dalla memoria sorprendente.

Tiranneggiato dal superiore Cesare Raimondi ed aiutato nelle indagini dal bizzarro Rosas, ex-rivoluzionario sessantottino,  trascorre le giornate girovagando con l’auto ventotto guidata da Felice Cantoni per Bologna ,sfondo e protagonista al tempo stesso, a caccia di assassini e malfattori.

Questa volta Sarti, dopo anni di onorato servizio, non può neanche cenare e pernottare in un motel con la Biondina, la storica fidanzata nonchè prostituta, che iniziano i guai: nell’armadio della stanza 13 del MotelBellavista infatti c’è il cadavere di una ragazza in abito da sposa, con due spilloni piantati nelle orbite. Del delitto viene accusato un professore universitario, amante della giovane; ma basterà poco a Sarti (e soprattutto a Rosas, la mente del duo) per capire che l’assassino è ancora in libertà e  addirittura sembra voler sfidare il questurino… Così si sviluppano in parallelo due trame: l’indagine di Sarti e Rosas, con il contributo di parecchi personaggi e variegate comparse più o meno importanti per la soluzione del caso, e la permanenza in carcere del professore, che a sua volta, dopo l’iniziale disorientamento, comincia a raccogliere indizi per scoprire il vero colpevole.

Tra tresche nobiliari, cartomanti e tarocchi, spiragli dal passato, giovani postine sexy, guardie carcerarie colluse con la malavita e perfino una comparsata di Francesco Guccini, la trama a volte diventa caotica, ma la lettura resta piacevole e godibilissima, senza negare un piccolo colpo di scena finale (anche se, alla fine del libro, s’intuisce  abbastanza palesemente chi possa essere il misterioso killer…).

Sarti Antonio e l’assassino, L. Macchiavelli e S. Toni, 2004

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