La Cimice di Majakovskij (maggio 2009)

Finalmente una serata a teatro, dopo tanto tempo (grazie a Debora e Roberto che mi hanno gentilmente offerto il biglietto): La Cimice di Majakovskij al Piccolo, con Paolo Rossi e Massimo De Francovich.

Storia tragicomica e grottesca di un operaio che si fa irretire dal lusso piccolo borghese e sposa la figlia di una parrucchiera, convinto di migliorare la sua condizione sociale, e abbandonando i suoi amici ed il suo mondo. Ma durante il gozzovigliante banchetto nuziale scoppia un incendio, e l’unico superstite, conservato in un blocco di ghiaccio che verrà riportato alla luce una cinquantina di anni dopo, sarà proprio l’operaio. Si troverà in un mondo che stenta a riconoscere, asettico e freddo, in cui si può riconoscere la deriva della utopie e l’appiattimento generale: un mondo che un po’ assomiglia al nostro quotidiano. Unico essere “infetto” sopravvisuto al passato, insieme al protagonista, una cimice: parassita quanto lui, “uomo medio”, ma fuori tempo. Degne di segnalazione le scenografie (molto realistica la scena dell’incendio), anche se forse mancava un po’ il collegamento tra prima e seconda parte: si nota un grande lavoro di sperimentazione (per esempio il ricorrere ad altri media, come i filmati della Rivoluzione d’Ottobre proiettati all’inizio), abbastanza interessante.

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